Come si sono conosciuti i miei genitori, durante uno sciopero dei tram
Milano, marzo 1961. Uno sciopero dei tranvieri aveva paralizzato la città in un martedì di nebbia fitta. Mia madre, Lia, andava a piedi alla biblioteca dove lavorava, verso Paolo Sarpi. Mancavano tre isolati quando cominciò a piovere sul serio.
Mio padre, Rocco, aveva un ombrello. E, soprattutto, aveva l'idea — che ancora oggi nessuno sa da dove gli fosse venuta — di fermarsi davanti a ogni donna che incontrava e offrirglielo. L'aveva già fatto con sei, senza successo.
Mia madre fu la settima. Disse no, grazie, che non accettava ombrelli dagli sconosciuti. Mio padre, invece di andarsene, la seguì per tre isolati sotto la pioggia, l'ombrello alzato sopra entrambi, in silenzio, fino alla porta della biblioteca.
Quando arrivarono, lei era asciutta. Lui era fradicio. Disse: «Ecco, grazie per aver accettato.» E se ne andò.
Tornò il giorno dopo. E quello dopo. E quello dopo ancora.
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Mia nonna diceva sempre «l'ombrello non era il trucco, era l'insistenza».